
(stralcio della lettera aperta del presidente Mirko Coratti pubblicata su "il Messaggero")
Se il “modello roma”, esiste è anche grazie ai dipendenti comunali, una grandissima famiglia di lavoratori che compone una macchina amministrativa pubblica efficace tanto quanto delicata, ed è proprio per la sua enorme dimensione in termini di personale che le politiche gestionali delle risorse umane vanno trattate con particolare attenzione, monitorate, controllate, ascoltate, rilanciate e soprattutto motivate. Nei giorni recenti si è parlato molto di personale capitolino, anche in maniera negativa producendo una immagine confusa tra improduttività e assenteismo. Senz’altro dentro un corpo organico di circa 26.000 dipendenti possono esistere dislivelli di capacità impegno e motivazione, ma il permanere di questa immagine del personale capitolino non solo è ingiusta nei confronti dei tanti che lavorano con professionalità ed abnegazione al servizio della città e dei cittadini ma è controproducente per coloro che volessero impegnarsi per rimuovere le cause che determinano quei famigerati fenomeni, tra l’altro comuni a tutte le grandi strutture organizzate, sia pubbliche che private. E’ bene ricordare che il “modello Roma” è considerato da molte Amministrazioni italiane come “best practice”, un esempio per la realizzazione dei propri contratti decentrati.
Credo sia ora che l’Assemblea Elettiva di Roma giochi un ruolo di maggiore peso facendosi carico di partecipare puntualmente anch’essa al dibattito, recuperando in pieno le sue prerogative di programmazione e di indirizzo anche sulla materia delle risorse umane capitoline.
Se il “modello roma”, esiste è anche grazie ai dipendenti comunali, una grandissima famiglia di lavoratori che compone una macchina amministrativa pubblica efficace tanto quanto delicata, ed è proprio per la sua enorme dimensione in termini di personale che le politiche gestionali delle risorse umane vanno trattate con particolare attenzione, monitorate, controllate, ascoltate, rilanciate e soprattutto motivate. Nei giorni recenti si è parlato molto di personale capitolino, anche in maniera negativa producendo una immagine confusa tra improduttività e assenteismo. Senz’altro dentro un corpo organico di circa 26.000 dipendenti possono esistere dislivelli di capacità impegno e motivazione, ma il permanere di questa immagine del personale capitolino non solo è ingiusta nei confronti dei tanti che lavorano con professionalità ed abnegazione al servizio della città e dei cittadini ma è controproducente per coloro che volessero impegnarsi per rimuovere le cause che determinano quei famigerati fenomeni, tra l’altro comuni a tutte le grandi strutture organizzate, sia pubbliche che private. E’ bene ricordare che il “modello Roma” è considerato da molte Amministrazioni italiane come “best practice”, un esempio per la realizzazione dei propri contratti decentrati.
Credo sia ora che l’Assemblea Elettiva di Roma giochi un ruolo di maggiore peso facendosi carico di partecipare puntualmente anch’essa al dibattito, recuperando in pieno le sue prerogative di programmazione e di indirizzo anche sulla materia delle risorse umane capitoline.
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