Lettera aperta al Presidente del Consiglio Romano Prodi
CONTENERE I COSTI DELLA POLITICA MA SENZA IMPEDIRNE L’ESPLETAMENTO
Nel disegno di legge finanziaria 2008 sono previste alcune misure di contenimento dei costi per la rappresentanza nei consigli circoscrizionali, comunali, provinciali e degli assessori comunali e provinciali mentre nessuna misura di tale rilevanza si legge nell’articolato del ddl per altri livelli di rappresentanza politica(regione e parlamento).
Il giusto obiettivo del contenimento dei costi della politica con l’applicazione di queste misure rischia di trasformarsi in una ingiusta misura di penalizzazione soltanto verso coloro che svolgono attività politica a diretto contatto con i problemi dei cittadini e del territorio.
Si tratta in particolare di misure che colpiscono il sistema di remunerazione dell’attività svolta dai consiglieri comunali, provinciali e ancor più pesantemente degli amministratori di livello municipale.
Per fare qualche esempio degli effetti che produrranno tali misure, i consiglieri comunali e municipali, se decideranno di dedicarsi a tempo pieno all’attività istituzionale e chiederanno per questo motivo di essere collocati in aspettativa non retribuita per il periodo di espletamento del mandato, dovranno assumere a proprio carico l’intero pagamento degli oneri previdenziali, assistenziali e di ogni altra natura.
In tutti gli altri casi, i consiglieri comunali e municipali non potranno più richiedere il riconoscimento dell’indennità di funzione precedentemente prevista a fronte della loro attività istituzionale ma saranno indennizzati esclusivamente con la corresponsione di un gettone di presenza il cui ammontare, peraltro sarà decurtato fino alla concorrenza di importi vicino ai famigerati 1000 euro, ormai individuata come la soglia della condizione di indigenza sociale.
Inoltre, la possibilità di impegno dei consiglieri sarà ulteriormente limitata dalle restrizioni aggiuntive previste nel caso di partecipazione a commissioni comunque denominate o a missioni fuori dal territorio dell’Ente locale. Infatti, nel primo caso, non potranno percepire alcun compenso; nel secondo caso sarà abolita la specifica indennità precedentemente prevista, sostituita con il riconoscimento del rimborso delle spese effettivamente sostenute e di un rimborso forfettario omnicomprensivo.
A tutto ciò si deve aggiungere che dalla lettura del testo del ddl e degli emendamenti proposti si evince l’impossibilità di remunerare, eccezion fatta per il presidente, i componenti delle giunte municipali.
Da tale quadro non si può fare a meno di osservare che la forte penalizzazione a carico dei consiglieri comunali, provinciali e municipali potrebbe comportare un pericoloso contraccolpo su alcuni importanti obiettivi delle politiche di efficientamento delle amministrazioni locali: primo fra tutti il decentramento territoriale delle funzioni amministrative. Occorre sottolineare come, i consiglieri municipali, nel caso specifico di Roma sono lo strumento pensato per realizzare l’avvicinamento del governo di molte funzioni di base ai cittadini residenti.
Altro rischio concreto è quello di far diventare l’attività amministrativa locale un privilegio per benestanti: infatti, chi potrà permettersi di dedicarsi a tali attività con dedizione e massimo impegno, così come richiesto in una capitale europea come Roma per 1000 euro al mese e caricandosi gli oneri previdenziali, assistenziali e di ogni altra natura?
Un conto è contenere i costi eccessivi della politica un conto è impedirne l’espletamento delle funzioni.
Noi amministratori locali che di certo non apparteniamo alla “casta” siamo pronti comunque a fare la nostra parte però chiediamo che anche ministri, parlamentari e consiglieri regionali facciano la loro riducendosi gli appannaggi a 1000€ al mese.
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